Intervista a Alessandro Cicchi - CEO di Benefind

Gli sviluppatori di software sono tra le figure professionali più gettonate all’interno delle inserzioni di lavoro che viaggiano sulla Rete, secondo le elaborazioni 2019 di InfoJobs, portale specializzato nel recruiting online (Sole24Ore, 2019)

Mentre per alcuni ruoli le imprese non fanno fatica a trovare i candidati giusti,per altri invece le aziende fanno molti più sforzi per trovare il candidato giusto: è il caso degli esperti di software, molto richiesti ma introvabili in oltre un caso su due.

Per capire le ragioni di questa carenza di offerta di candidati nel mercato, abbiamo chiesto a Alessandro Cicchi, CEO di Benefind Srl, società di consulenza informatica e software house proprietaria di una Factory interna e di un Business Incubator.

 

  • Di che cosa si occupa la vostra azienda?

Benefind S.r.l. è una società di IT suddivisa in diverse aree operative; il core business è la consulenza professionale in ambito IT per un ampio portafogli di clienti (gruppi bancari, società legate al mondo dei trasporti, GDO, ecc). I nostri dipendenti (prevalentemente sviluppatori, tester e analisti) lavorano su progetti in team con dipendenti della società cliente e in alcuni casi con consulenti esterni. Oltre a ciò abbiamo una factory Interna in cui sviluppiamo prodotti informatici che poi vendiamo in modalità “ready to use” o con successive personalizzazioni. Abbiamo anche un’area di incubazione digitale dove individuiamo progetti innovativi che necessitano di uno sviluppo informatico e ne prendiamo parte in modo operativo, spesso anche partecipando al rischio di impresa.

  • Secondo lei c’è un'effettiva carenza di programmatori informatici qualificati? Se si perché?

Si, assolutamente. La domanda di figure esperte in ambito digitale è in forte crescita da anni, e sta generando una domanda superiore all'offerta, soprattutto per quanto riguarda i programmatori Java I programmatori che fuoriescono da percorsi di formazione di scuole superiori e universitari sono numericamente inferiori rispetto alla domanda, che continua a crescere. Inoltre in molti casi, come per i diplomati in informatica, la formazione scolastica non è sufficiente per l’ingresso nel mondo del lavoro.

  • Perché il programmatore Java una figura così ricercata?

Per la flessibilità del linguaggio Java: non è uno dei più nuovi, ma è molto duttile. Inoltre i sistemi informatici delle aziende più grandi sono sviluppati in questo linguaggio, e le attività di tipo evolutivo, per poter “dialogare” con il sistema esistente, devono anch'esse esser fatte in Java.

  • Pensa che in questo campo una qualifica sia importante o si può imparare il linguaggio da autodidatti?

Non si può imparare da soli. Nella formazione professionale di qualsiasi genere la formazione da autodidatta è necessaria, ma in aggiunta a quella impartita da specialisti. Occorre una guida per trasmettere il metodo di apprendimento e impostare le skills lavorative che poi serviranno in azienda, dove la risorsa sarà formata ulteriormente.

  • In che modo valutate i candidati programmatori di cui riceve CV?

Viene fatta una prima valutazione sul profilo, per capire il percorso di studi o comunque di vita, le esperienze, attitudini e le soft skills in generale. Per noi capire la potenzialità di apprendimento del candidato è importante quanto la valutazione delle sue competenze, che vengono poi ovviamente considerate.

  • In definitiva,che cosa serve per diventare “programmatore”?

Per diventare programmatore serve prima di tutto motivazione all'apprendimento e una solida conoscenza delle competenze informatiche specifiche. Quello che conta è quindi il livello delle competenze e delle skills, oltre all’attitudine specifica del candidato. A seconda dell’esperienza e delle capacità individuali si aprono opportunità lavorative differenti,ma la motivazione e la capacità/volontà di apprendere sono le caratteristiche fondamentali.

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