Il progetto Ass. Fam. “Verso la regolarizzazione delle badanti”
L'Istituto Esedra, da tempo impegnato sul campo nella formazione di profili riconosciuti quali l'addetto all'assistenza di base, ha contribuito in fase di analisi dei fabbisogni formativi, ideazione e progettazione didattica al progetto Assistente Familiare, realizzato con il contributo del Fondo Sociale Europeo, a valere sulla Provincia di Pisa, in Associazione Temporanea di Impresa con l'agenzia formativa Imparaora.
Le origini del progetto, l'esperienza di Esedra sulla figura riconosciuta dell'addetto all'assistenza tecnica di base.
I primi segnali della concreta necessità e quindi della possibilità di successo del progetto sono emersi alla sensibilità degli operatori dell'istituto Esedra nell'ambito delle proprie attività di sviluppo e formazione degli operatori del terzo settore.
Esedra gestisce da anni con professionalità e successo l'inserimento nel mondo del lavoro di operatori addetti all'assistenza tecnica di base, curando le fasi di selezione, di orientamento e di erogazione dell'attività formativa necessaria a creare la figura professionale.
La struttura si occupa inoltre del placement diretto presso le strutture del territorio, grazie alla forte rete di relazioni instaurata con enti privati e pubblici di riferimento.
Grazie all'attività di sviluppo di tale percorso svolto nell’ambito della Formazione Riconosciuta, vengono formati operatori/operatrici in possesso di adeguata preparazione culturale e professionale, che svolgono la propria attività prevalentemente nell’assistenza diretta e di cura dell’ambiente di vita, sia a domicilio dell’utente che nelle strutture di cura residenziali.
Tali soggetti operano in collegamento con i servizi e con le risorse sociali al fine di favorire l’autonomia personale dell’utente, nel rispetto della sua autodeterminazione.
Sono inoltre in grado di affrontare situazioni di bisogno particolari mediante assistenza capillare sul territorio, evitando da una parte, disagi alle persone in stato di bisogno e alle loro famiglie e, dall’altra, il sovraffollamento e l’uso improprio delle strutture sanitarie e ospedaliere.
Prestano la propria attività presso strutture pubbliche e private e/o convenzionate, in maniera organizzata in cooperative sociali o in modo autonomo, evitando quindi la concentrazione di responsabilità ed attività sulla struttura pubblica, che consegue svantaggi gestionali e burocratici.
I risultati di ricaduta occupazionale sono positivamente significativi rispetto al numero degli operatori formati.
I primi segnali in itinere dalle attività sul campo e la contestualizzazione del problema
Mediante i colloqui di orientamento e le rilevazioni periodiche di gradimento dei soggetti che si avvicinavano alla figura professionale dell'addetto all'assistenza di base, sono emerse forti criticità riguardo ad una grande quantità di persone che pur dimostrando forte volontà di emancipare e migliorare il proprio status occupazionale, non riuscivano ad accedere alle attività formative per carenza di competenze di base o per mancanza dei titoli necessari.
Si trattava di soggetti appartenenti a categorie svantaggiate, con una o più caratteristiche tra quelle elencate:
- extracomunitari
- donne e uomini in età avanzata
- soggetti disoccupati di lunga durata
- soggetti con bassissimo o nullo livello di istruzione
Tali soggetti prestavano variamente la loro assistenza presso delle famiglie, presso gli anziani o presso soggetti portatori di handicap autosufficienti.
Il contributo che davano ai loro assistiti presentava carenze di livello di servizio, poiché non disponevano di una professionalità adeguata e nel caso degli extracomunitari non conoscevano la lingua italiana in modo sufficientemente apprezzabile.
Le mansioni svolte avevano contenuto professionale nullo, si riducevano allo svolgimento delle faccende domestiche più semplici ed al prestare compagnia morale all'assistito.
Dal punto di vista dell'inquadramento giuridico ed economico, nella quasi totalità dei casi non vi era una retribuzione fissa ed alcun rispetto di regimi contributivi e di tutela sociale.
Dal punto di vista della domanda dei servizi, le famiglie e gli utenti assistiti dove questi soggetti prestavano la loro opera richiedevano un servizio sempre più professionalizzato, giustificato dal sopravvenuto progresso sociale e civile che richiede anche ai semplici operatori domestici delle competenze importanti nello svolgimento di mansioni semplici quali l'utilizzo di un elettrodomestico o di un'attrezzatura da giardino, il dover rispondere al telefono o il dover accompagnare un anziano su di un mezzo pubblico.
Il nesso di continuita' tra appartenenti a categorie svantaggiate, il miglioramento dello status occupazionale e le figure più professionalizzate
L'impossibilità di introdurre queste persone alla figura professionale dell'addetto all'assistenza di base ha motivato l'analisi dei fabbisogni e la progettazione alla base di Ass Fam. Mediante il coinvolgimento di alcune strutture pubbliche e private del territorio, sono stati analizzati i gap da colmare, ed è emersa la necessità di utilizzare la figura professionale della nuova qualifica di Assistente Familiare validata dalla Regione Toscana. Il progetto avrebbe potuto dare un'opportunità di accesso al mondo della formazione professionale alle figure svantaggiate che prima ne erano escluse, riservandogli una duplice possibilità:
- L'inserimento diretto nel mondo del lavoro come assistente familiare, con miglioramento dello status occupazionale (formalizzazione contrattuale del rapporto).
- L'acquisizione di un credito formativo di 300 ore per l’accesso a percorsi professionalizzanti più specialistici (vedi Addetto all’Assistenza di Base, Operatore Socio Sanitario o altre qualifiche attinenti all’area sociale)
Con queste due prospettive il progetto ha quindi il pregio di essere di utilità immediata ai destinatari, ed allo stesso tempo aderire in modo virtuoso al concetto di formazione continua che permea tutte le politiche di miglioramento sociale ed occupazionale.
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